E-care: sindacato anno O

Un sentito ringraziamento al fratello e compagno Stefo per il reportage

15-06-2011
Una anonima palazzina dimenticata nel dedalo della ‘silicon valley’ meneghina, in fondo al Lorenteggio: questa la sede di E Care. Le tanto decantate ‘eccellenze dei servizi avanzati’, quando diventano mega call center multi servizio, hanno i volti lividi di un cancello arrugginito, varcato ogni giorno da oltre un migliaio di giovanissimi dipendenti. Gli interinali sono 1 su 5, e nonostante gli oltre 70 a tempo indeterminato recentemente spediti in cassa integrazione fino al 1 gennaio 2012, nessuno sembra accorgersi del pericolo che incombe: lo svuotamento dell’azienda, la precarizzazione totale, la delocalizzazione. Bari o Tirana che importa ai dipendenti? Concetti più grandi di loro, parole difficili, come contratti di solidarietà, cassa in deroga, riorganizzazione, mobilità…Nemmeno uno su 30 conosce il significato di parole prive di senso che riempiono volantini che mai nessuno leggerà.
Sembra fantascienza ma è realtà, i delegati sindacali interni sono più attenti a impedire l’autorganizzazione tra i lavoratori, invece che rispondere alle sberle dei manager.
Un film triste già proiettato a Fiera Milano spa, Siemens, Vodafone e Omnia network: guai a chi disturba i manager del terziario. Ipermercati o aziende dell’Information Technology poco importa.
Intanto i dipendenti di E care entrano felici, a decine, non fa nulla se il compagno di sedia non c’è più. ‘Come và’, buttano lì senza convinzione mentre l’autoradio lasciata a palla impedisce di sentire la risposta. ‘Come vuoi che vada’, pensa uno dei trombati mentre risponde con frasi di rito, se voi che ancora lavorate non fate nulla per chi rimane fuori? Quando passa il Mercedes Vito a noleggio, coi vetri oscurati, dell’amministratrice delegata in visita da Roma, tutto diventa silenzioso. Intorno a noi non c’è più nessuno. I volantini diffusi dagli ultimi mohicani della contestazione, così fuori contesto da sembrare psicotici, passano inosservati. A noi si concede al massimo il mezzo sorriso di circostanza che copre l’indifferenza per una disgrazia sfiorata, un lutto. Tra auto di media cilindrata, vestiti all’ultima moda, e addirittura una Harley, faresti fatica a credere che in E –Care gli stipendi raramente superano i 1400 euro al mese. Il mistero della fede è subito spiegato: quella generazione che qualche velleitario ha definito P come precarietà si considera, agisce e pensa come C, consumo. Uno dei più giovani addirittura sorride quando apprende da chi volantina le reali intenzioni dell’azienda: ‘Sono qui a fare un colloquio’, ci spiega. I suoi occhi, così come quelli della morettina del personale che entra con lo spiderino, non sono ingenui. La C generation è sgamata, ha la competizione nel sangue, e il licenziamento ha il profumo di una nomination da dimenticare in fretta. Meglio uscire dalla casa che finire nell’elenco dei nominati. Un taglio netto e via verso altre opportunità. Sanno tutti che la manovra dell’azienda vuole sostituire (se va bene) gli indeterminati coi precari, ma tutti pensano a salvarsi. Basta guardare quegli occhi per capire il significato del latino ‘Mors Tua Vita Mea’. Nessuno infatti, ha messo in dubbio la favola diffusa dai sindacati, ‘Abbiamo ottenuto una vittoria, volevano licenziare almeno 150 lavoratori’. Per ora va bene così che le vacanze incombono e sono in cima ai pensieri di tutti (…ma almeno le ferie ce le danno no?, balbetta una ragazza mentre entra), a settembre si vedrà…
Quasi avessero delle cuffie che li isolano, i-pod sottocute: esempio delle migliaia di lavoratori under 40 privi di una qualsiasi memoria storica dei diritti. Nessuno di quei ragazzi ha mai fatto un volantinaggio, tanto meno a lavoro. Nessuno dei 70 cassintegrati, dopo aver sparso a destra e sinistra il suo veleno vocale, ha fatto causa all’azienda (tranne uno).
Il testimone della dignità e dell’orgoglio trasmesso, spesso a fatica, di generazione in generazione dalla fine dell’Ottocento fino a ieri, è caduto a terra. Scioperi, picchetti, contestazioni, la semplice opposizione: tutte foto sbiadite di un’altra epoca. Lo switch off è sotto gli occhi di tutti, inutile pensare ancora in analogico. C’è qualcuno capace a sintonizzare i diritti e le lotte secondo il digitale terrestre? Chi resta indietro rischia l’isolamento totale: sullo schermo intanto non c’è nessun segnale…

On June 16 2011 Edit







Loading ...