I ritmi di un equilibrio
ON AIR: medicine sound
Era il 25 agosto 2009.
Un caldo terribile avvolgeva una Milano spaventosamente scarna di persone. Io ero davanti all'entrata dell'agenzia dove ho lavorato per un anno.
La prima domanda è stata: "ma tu non ci sei stato al mare?"
E pensare che mai come negli ultimi due anni avrei pensato di essere stato così abbronzato. Vabé.
Quando ho cominciato a lavorare lì ho imparato tantissimo e molto lo devo alle persone fantastiche ho avuto modo di conoscere.
Quando a fine giugno 2010 era già passato un anno e mi apprestavo a tornare a casa, mai avrei immaginato di trovare un nuovo lavoro dove avrei sudato di più.
Per me lì era il massimo del lavoro pensabile-immaginabile. Mi sbagliavo.
Ora che sono in un'agenzia in zona, mi rendo conto che ho molte più cose da fare e da svolgere.
Talvolta, come negli ultimi tempi, sono costretto a sopportare straordinari che mi riducono ad uno straccio.
Forse fa tutto parte di un percorso giusto, ma talvolta temo di non farcela. Come in molti mi hanno sempre descritto tendo a spaventarmi di qualcosa subito quando poi invece piano piano riesco a prendere i ritmi per fare tutto quello che c'è da fare.
Una cosa è certa: la soddisfazione di vedere dei lavori finiti è tanta. Ma anche lì, aimé (anzi: ailoro), ultimamente a causa dei tempi stretti che ci sono stati son saltati fuori diversi errori... soprattutto per quanto concerne la parte della stampa, dove anche lì, come da noi, devono correre come matti per fare tanti lavori in un arco di tempo supermegastrettissimo. Mi chiedo quindi se è giusto pensare che ci sia da rimediare qualcosa. Io credo di sì. Credo che anche questi episodi portano a qualcosa. Quel qualcosa è stato chiamato da tutti noi esperienza e in un certo senso non posso far altro che dare sempre più ragione ai "vecchietti" che hanno esclamato, esclamano e esclameranno SEMPRE: "conta l'esperienza, conta quella!".
Lancio un messaggio al tipo che ha creato la mente umana: potresti fare in modo che tutti noi ci facessimo un pò meno seghe mentali e che magari qualche volta ci accontentassimo un pò di più di quello che abbiamo?
Grazie mille.
Per tutti quelli che come una volta arrivavano a leggere in fondo a questo blog (che prometto di riaggiornare un pò più spesso come una volta), lascio un piccolo pensiero catturato leggendo il libro "Fantasia" di Bruno Munari:
"Noi sappiamo che l'individuo ha memorizzto, da più di tremila anni, delle coppie di contrari, il bene e il male, la luce e il buio, il caldo e il freddo, e via dicendo. E i soliti cinesi ci hanno tramandato dai tempi antichi il famoso simbolo Yang-Yin che è una unità a forma di disco, formata da due elementi uguali e contrari, uno bianco e uno nero, uno in un senso e uno a rovescio rispetto al primo. Questi elementi rappresentano l'equilibrio instabile che è nella vita, equilibrio che ogni individuo farebbe bene a preoccuparsi di conservare, correggendo gli squilibri man mano che si presentano nel tempo."
On January 20 2011
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