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libertari's photo from 1/30/08
  • 1/30/08
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Michele Angiolillo

La vita di Michele Angiolillo, segnata dalla povertà come quella della maggioranza del paese, comincia il 5 giugno del 1871 a Foggia, per poi concludersi tragicamente solo 26 anni più tardi a Vergara, in Spagna.

Dopo aver svolto il servizio militare nella città di Napoli, ed essere stato accusato di “propaganda sovversiva” all’interno dell’esercito, si allontana dal Partito Repubblicano, cui si era avvicinato durante l’adolescenza, per adottare ideali più radicali e meno compromessi con la politica da ufficio.

Di nuovo a Foggia trova lavoro presso una tipografia e nel 1895, facendo seguito all’emanazione crispina delle leggi spaciali circa la repressione degli anarchici e dei socialisti, manda alle stampe e diffonde un “manifesto” nel quale critica con toni molto forti l’operato del governo. Di qui l’accusa per "eccitamento all'odio fra le classi sociali” e l’arresto.

Rilasciato libero, poco più tardi viene condannato ancora una volta a 18 mesi di carcere e 3 anni di domicilio coatto nelle Isole Tremiti, sull’Adriatico, per una lettera, giudicata forse troppo presuntuosa, rivolta la ministro di Grazia e Giustizia.
Per sfuggire al carcere, Angiolillo si reca in Spagna, a Barcellona.
Qui, diviene spettatore di una durissima e sanguinosa repressione ai danni di quattrocento anarchici, socialisti e repubblicani, che, rinchiusi nella fortezza di Montjuich, vengono fatti oggetto di torture spesso mortali. Ottantasette di questi vengono poi condotti a giudizio nei tribunali militari. L’esito è drammatico: sessantuno vengono deportati nella colonia di Rio de Oro, in Africa; nove vengono rinchiusi in carcere e otto vengono condannati a morte.
A scatenare tale reazione era stata una bomba esplosa lungo il corteo del Corpus Domini che aveva provocato dodici morti e subito attribuita agli anarchici, salvo scoprire poi che si trattò in realtà di un’operazione poliziesca strumentale a giustificare la successiva ondata di repressione.

E’ così che l’8 agosto 1897, per vendicare le vittime innocenti di quella vile trovata, Michele Angiolillo esplode quattro colpi di pistola contro il presidente del Consiglio spagnolo Antonio Canovas del Castillo, simbolo del potere autoritario e repressivo che aveva permesso la strage di Montjuich.
Angiolillo si lascia catturare.
L’esito del processo è scontato, e il 20 agosto dello stesso anno, solo 12 giorni più tardi, l’anarchico viene garrotato.

Il suo corpo viene sepolto in una tomba senza nome in terra sconsacrata.

“Per la carneficina fatta, la mia vittima era da solo più che cento tigri, più che mille rettili. Essa personificava, in ciò che hanno di più ripugnante, la ferocia religiosa, la crudeltà militare, l'implacabilità della magistratura, la tirannia del potere e la cupidità delle classi possidenti. Io ne ho sbarazzato la Spagna, l'Europa, il mondo intero. Ecco perchè io non sono un assassino, ma un giustiziero!”

Guestbook Messages (4)

_booose_ said on 1/30/08 5:12 AM …

"...certo bisogna farne altrettanta
per per diventare così coglioni,
per non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni..."
(cit. F.De Andrè)

paucito said on 1/30/08 9:43 AM …

"Yo no soy un asesino, soy un vengador, he vengado a mis hermanos de Montjuic" (M. Angiolillo)


Salut!

mind_da_gap said on 3/18/08 10:47 AM …

yeye

mind_da_gap said on 7/26/08 6:34 AM …

quest'uomo fine, con gli occhialini da intellettuale, che nascondono occhi da sognatore, mi pare di averlo intravisto passeggiare per le strade di barcellona, e guardare assorto un colombo tra il mare e la vita...

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