10/16/07
Tutti i dispositivi che mirano a produrre in noi un'identificazione
personale con le pratiche appartenenti al dominio sono ugualmente,
anche se non esclusivamente, destinati a produrre in noi un sentimento
di vergogna, vergogna di sé come del fatto di essere un uomo, un
risentimento che prende di mira la nostra identificazione con il
dominio. Sono tale vergogna a tale risentimento a fornire lo spazio
vitale della continua riproduzione dell'ordine e dell'azione del
Leader.
Ritroviamo qui la conferma dell'esistenza dell'inestricabile nexus tra
paura e superstizione, constatato all'alba di tutte le rivoluzioni, tra
crisi della presenza e sospensione indefinita della pena, tra economia
del bisogno e assenza del desiderio. Ciò sia detto di sfuggita e solo
per ricordare quanto sia profonda la stratificazione dei processi di
assoggettamento che sostengono al momento l'esistenza della comunità
terribile.
In che modo, il "gioco di Masoch" può essere generalizzato e, revocando
l'alternativa tra dominio e sottomissione, evolvere in sciopero umano?
In che modo il fatto di prendersi gioco del nexus del dominio può
produrre il superamento dello stadio della messa in scena, e lasciare
campo libero all'espressione di forme-di-vita praticabili?
E, per ritornare alla domanda iniziale, in che modo tali forme-di-vita
potranno di nuovo scongiurare solitudine, finitezza ed esposizione?
Questa domanda é quella di una nuova educazione sentimentale, che
inculca il sovrano disprezzo di ogni posizione di potere, mina
l'ingiunzione a desiderare e ci affranca dal sentimento di essere
responsabili del nostro essere qualunque e perciò solitario, finito,
esposto.
Nessuno é responsabile del luogo che occupa, ma solo
dell'identificazione con il proprio ruolo.
La potenza di ogni comunità terribile é così potenza di esistere in sua
assenza all'interno dei suoi soggetti.
Per liberarsi da essa, occorre iniziare a imparare ad abitare lo spazio
tra noi e noi stessi che, lasciato vuoto, diventa lo spazio della
comunità terribile.
Per disfarci delle nostre identificazioni, diventare infedeli a noi
stessi, disertarci.
Esercitandoci a diventare gli uni per gli altri il luogo di una tale
diserzione,
Trovando in ogni incontro l'occasione di una decisiva sottrazione al
nostro proprio spazio esistenziale,
Misurando il fatto che solo un'infinitesimale frazione della nostra
vitalità ci é stata sottratta dalla comunità terribile, si é fissata
nell'enorme congegno dei dispositivi,
Provando su noi stessi l'essere estraneo che ci ha già da sempre
disertato e che fonda ogni possibilità di vivere la solitudine come
condizione dell'incontro, la finitezza come condizione di un piacere
inaudito, l'esposizione come una nuova geometria delle passioni,
Offrendoci come lo spazio di una fuga infinita,
Padroni di una nuova arte delle distanze.
Aber das Irrsal hilft.
(Ma errare aiuta)
F. HOLDERLIN