10/2/07
8.
Ogni aggregazione umana che si situi in una prospettiva esclusivamente
offensiva od ossidionale nei confronti del proprio esterno é una
comunità terribile.
Per farla finita con la comunità terribile, occorre innanzitutto
rinunciare a definirsi come il fuori sostanziale di quello che, facendo
questo gesto, noi stessi PRODUCIAMO come fuor - "la società", "la
concorrenza", "i Bloom" o altro. Il vero e proprio altrove che ci resta
da creare non può essere sedentario, é una nuova coerenza tra gli
esseri e le cose, una danza violenta che restituisca alla vita il
proprio ritmo, sostituiyo al momento delle macabre cadenze della
civiltà industriale, una re-invenzione del gioco tra le singolarità -
una nuova arte delle distanze.
9.
L'evasione é come l'apertura di una porta murata: dapprima si ha
l'impressione di guardare meno lontano: il nostro sguardo abbandona
l'orizzonte e per uscire ci si occupa dei dettagli.
Ma l'evasione non é altro che una semplice fuga: LASCIA INTATTA LA
PRIGIONE. Ciò che ci occorre é una diserzione, UNA FUGA CHE ANNIENTI AL
TEMPO STESSO L'INTERA PRIGIONE.
Non c'é diserzione individuale, strettamente parlando. Ogni disertore
porta con sé un po' del morale delle truppe. Con la sua semplice
esistenza, é il rifiuto in atto dell'ordine ufficiale; e tutti i
rapporti in cui entra si trovano contaminati dalla radicalità della sua
situazione.
Per il disertore é questione di vita o di morte che le relazioni
tessute non ignorino né la sua solitudine, né la sua finitezza, né la
sua esposizione.