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POST - SCRIPTUM
Tutti conoscono le comunità terribili per avervi soggiornato o perché
vi sono ancora. O semplicemente perché esse sono sempre più forti delle
altre e per questo ci restiamo sempre in parte - pur essendone usciti.
La famiglia, la scuola, il lavoro, la prigione sono volti classici di
questa forma contemporanea dell'inferno, ma sono i meno interessanti
perché appartengono a una figura trascorsa dell'evoluzione della merce
e non cessano di sopravvivere a se stessi, fino al presente. Ci sono
comunità terribili, invece, che lottano contro lo stato di cose
esistente, che sono migliori e più attraenti di "questo mondo". E allo
stesso tempo il loro modo di essere più vicine alla verità - dunque
alla gioia - le allontana più di ogni altra cosa dalla libertà.
La domanda che, infine, ci si impone é di natura etica prima che
politica, poiché le forme classiche del politico sono fruste e le sue
categorie ci vanno strette come i nostri abiti d'infanzia. La questione
é sapere se preferiamo l'eventualità di un pericolo ignoto alla
certezza del dolore presente. Ovvero, se vogliamo continuare a vivere e
a parlare in accordo (dissidente certo, ma pur sempre in accordo) con
quanto fatto sinora - e dunque con le comunità terribili - o se
vogliamo interrogare quella particella del nostro desiderio che la
cultura non ha ancora infestato col suo opprimente pantano, cercare -
in nome di una felicità inedita - un cammino diverso.
Questo testo é nato come contributo a quest'altro viaggio.
Primvera 2001, Francia.
Tiqqun.
kaspar_hauser said on 10/18/07 5:33 PM …
Tesi sulla comunità terribile
http://www.fotolog.com/kaspar_hauser/19367014
http://www.fotolog.com/kaspar_hauser/19367014
http://www.fotolog.com/kaspar_hauser/19367014
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