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L'Approccio Lassativo

un rendez-vous di sofferenze che mi è valso 75 €
canon IXSUS 850
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un rendez-vous di sofferenze che mi è valso 75 €

5/22/09
Il Sole sorge. Il Sole tramonta. Continuerebbe a farlo anche senza il mio permesso. Ma chi riuscirebbe ad odiare il Sole? Chi riuscirebbe a non sorridergli più per una tal solenne noncuranza?
Me lo chiedo, oggi che il Sole sembra essere altrove. Lontano.
La bianca luce delle nuvole e una strana sensazione di alienazione.
Pensieri sconclusionati si susseguono, e il thé che stavo girando con il cucchiaino si è raffreddato. Nemmeno lo volevo più. L'acuta consapevolezza che oggi sono destinata a perdermi nell'aria come il fumo di una candela appena spenta.
Sguazzando distrattamente nella noia mi abbandono a lui. Al Mio Amato. Credo di amarlo davvero, e un po' me ne vergogno. Nel mio piccolo di anonima in quella rete piena di ragazze belle, affascinanti e ammiccanti, non ho ancora scovato nemmeno il coraggio di lasciare un commento a quegli interventi che quasi so a memoria. In fondo, lui si chiama machinegunman89 e tutto quello che so è che viviamo nella stessa città e che con tre parole potrei essere perdutamente sua. Tre parole qualsiasi. Anche fenicottero fibia andante.
Chissà se l'ho mai incontrato nella frenesia delle strade. Chissà se quel profilo desiderato dal finestrino di un metrò era il suo.
Mi ubriaco dei suoi racconti densi di vita, conditi di quella sottile ed inconfondibile nota di sarcasmo. Un puerile sorriso mi si stampa sul viso e assuefacenti fantasie mi assorbono completamente. Cenetta romantica, cinema strappalacrime, pic nic sul prato, spiaggia sotto le stelle... devo essere pazza.
Infinite volte mi sono detta con decisione che l'avrei finita con queste scemenze da adolescente. Che non avrei più letto quel blog e avrei pensato alla vita reale. Ma poi, quella dipendenza mi mostrava di minuto in minuto quanto fossi schiava di quelle parole, di quel nettare, ignaro dell'essere tale. E serate passate a studiare ogni affermazione, la necessità di cercare di carpire ogni indizio che mi potesse avvicinare al mistero che è il suo splendore. E così, tesa, digito quel link.
Lo stesso patetico brivido di un bimbo che guarda le donne dalla serratura di un bagno. La pagina di cui i miei occhi sono saturi ma mai sazi appare, anche oggi.
Quasi salto dalla gioia nell'accorgermi che hai scritto qualcosa di nuovo immensamente lungo. Altri deliziosi indizi per la mia caccia al tesoro.

Scorrendo la pagine, tutt'a un tratto la spiegazione di quei brividi su e giù per la schiena era lì. Innegabile. E sorrideva.
Non so quale aspettavo sarebbe stata la mia reazione alla vista del tuo viso.
Quelle fossette, sulle guance. Quegli occhi grandi come fanali.
L'accecante luce bianca delle pareti della tua casa.
Il ricordo delle tue labbra sulle mie. La prima volta. Quell'improvviso silenzio a cancellare risate nervose, rumori sordi di bicchieri, musica ad alto volume, schioccare di accendini. Quell'intenso brivido che a questo sbiadito ricordo ancora mi annebbia.
L'eco della tua voce mentre eri sotto la doccia e cercavi di dirmi qualcosa, qualcosa che puntualmente non capivo.
Quel tuo modo di alzare il sopracciglio sinistro.
Il tuo inconfondibile odore. Il tuo modo di stringermi, di guardarmi.

Per un intero minuto, ogni ricordo ha giustificato la profonda convinzione che tu sia e sia sempre stato la creatura più desiderabile mai esistita.
Ma è bastato poco per riportare alla luce quel retroscena di follia che giaceva sul fondo dei tuoi occhi. Quella furia inarrestabile, rappresentante del inopinabile legame che c'è tra bestia e uomo. Senza ragione né dio.
Ho riassaporato quel dolore lancinante, lì, in fondo al cuore. Lo stesso che avevo provato per mesi incontrandoti per caso, senza che mi rivolgessi ombra di sguardo.
Credevo che non avrei mai più rivisto il tuo viso. O forse la mia era solo una tacita speranza.
Ricordo quanto quell'abissale sofferenza mi aveva portato a fare. Lasciandomi calpestare con l'ingenua fiducia che solo un fiore può avere, lasciando che mi trattassi come un vecchio panno solo per avere un briciolo della tua attenzione.
Mi buttavi fuori da quelle tue notti nere d'adrenalina. Scappavi e trovavi conforto altrove, tra le braccia di qualcosa che non ho mai conosciuto.
In un attimo io non esistevo più. C'era una parte di te, della tua vita che non avrei mai potuto incontrare. Un confine invisibile ed invalicabile. Tutto l'amore ed il sostegno che ti promettevo con ogni sguardo non bastava. Io non bastavo. E di me non c'è nulla che non ti abbia donato.
Io che ti avevo preso per mano e avevo deciso di combattere con te, di restare al tuo fianco. Io venivo scaraventata contro un muro, e lasciata lì, agonizzante, per una moto e il pressante desiderio di succhiare un po' di vita. Succhiare un po' di storia. Una sete che non riuscivi a controllare.
Le tue menzogne... cellulare staccato, luci spente. Scuse solite. La mia prudente curiosità a mano a mano trasformata in terrore.
I miei pianti disperati, le tue occhiate ironiche. Le tue mancanze. Un lento e sinuoso dolore che mi

Guestbook Comments (1)

DIOBOIA qui NON SI BATTE CHIODO DA UN MESE.

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