Di te tutto conosco, tutto ignoro.
Come faceva Montale, il vecchio, continuo a cercarti anche io nel vuoto e mai nel pieno: "in ciò che anche al trapano resiste".
Talvolta, al mattino, quando il sole filtra dalle tende e sento che il mio sogno sta per terminare, con gli occhi ancora chiusi mi sembra di poterti fermare perché ho riconosciuto il tuo viso. Eppure, nel momento in cui i tuoi occhi si aprono sulla superficie della mia fronte, ecco che subito la increspano assumendo forma e colore diversi ed ho l'impressione di non riconoscerti, di non averti mai conosciuta. L'esitazione li richiude nel mare dei ricordi ed ancora una volta mi rimprovero di averti persa per colpa mia, perché non ho voluto affondare mani e braccia in quel pensiero confuso che ho creduto una trappola della mia mente, un meccanismo congeniato per distruggere la fortezza del mio debole per te.
Ti cerco nel vuoto e mai nel pieno perché è lì che stanno i miei fallimenti. Lì le persone che non sono mai tornate indietro, che non ho rincorse per chiedere una spiegazione, la cui assenza ho pianto in silenzio credendo che un giorno essa mi avrebbe reso indistruttibile.
Sono un mare di bellissime macerie.
Credevo che sarei diventato fortissimo e che avrei dimenticati tutti questi vuoti.
Non sapevo che essi resistono anche al trapano che tenta di perforarli.
Sono rimasto quello che sono sempre stato, e cioè un legno sul quale incidere il proprio segno. E a tutti ho dato la possibilità di lasciare il proprio. Quando per alcuni ho provato dolore ho temuto di avere subito uno scempio, senza capire invece che l'insieme dei segni si andava componendo in un disegno strano, bellissimo e incomprensibile.
Così la mia debolezza è adesso anche la cosa a cui tengo di più sopra le altre, perché talvolta mi sembra di riuscire a declinarla nella giustizia, nell'uguaglianza e nella tolleranza.
E, per fortuna, in un volto diverso dal tuo, dal vostro, quando i miei occhi si aprono e mi sveglio da ciò ch'è stato solo un brutto sogno.
On January 08 2012
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